Ha sempre un sapore strano per me vivere le Feste di Natale.
Ora che si avvicinano pensarle come una “Festa” mi fa effetto, visto che per la maggior parte della vita hanno rappresentato l’apice, o l’inizio, della massima attività lavorativa: al Rifugio CAI GEAT Val Gravio prima, con i Lavori Acrobatici e la Guida Alpina a Pragelato poi.
Appena interrotte dal lavoro come agente di commercio prima e tecnico commerciale poi, dove ovviamente non lavoravo e mi godevo feste e famiglia, ma i ricordi indelebili sono legati a faticate inenarrabili, giornate per Natali e Capodanni da 48 ore filate in rifugio, o esperienze non sempre liete nel lavoro per il turismo di massa o d’élite.
Una su tutte capeggia, e non è un ricordo piacevole.
Un grande amico era morto,
povero Luca che ci aveva lasciati. Avevo in eredità lavoro e impegno come Coordinatore
e Presidente dell’Associazione Guide Alpine Sestriere, la responsabilità di 30
fra Guide Alpine e Accompagnatori Naturalistici (questi in gran parte anche
Maestri di Sci). Il grosso del lavoro era l’estate, ma in inverno 3 o 4 di noi
si occupavano degli accompagnamenti in ciaspole per quelli che non sciavano.
Quel particolare Natale venne l’idea al nostro maggior committente di far arrivare, alla vigilia, Babbo Natale in Tyrolienne dal tetto più alto al piazzale principale del Villaggio, che avrebbe lanciato caramelle sui bambini e sarebbe atterrato davanti alla sala delle feste.
Beh, perché no? Noi Guide Alpine facciamo tyrolienne da campanili e chiese nelle feste più svariate, quindi attrezzammo le funi, ed io che ero il più leggero mi acconciai da Babbo Natale sopra l’attrezzatura e mi calai, con ampi gesti augurali, sopra la folla festante. Il bello mi aspettava al varco dell’atterraggio: appena il tempo di sganciarmi e fui attorniato da folla pressante di mamme e bambini. Più o meno trasferito all’interno della sala principale dove, assiso sul Trono di Babbo Natale, ci fu il rito imbarazzante delle foto in sequenza con in braccio i vari bambini e mamme al seguito.
Che dire? Per me rimane l’esperienza inaspettata più imbarazzante della mia vita. Non perché mi creda chissà chi, o diventando Guida Alpina mi sia montato la testa, o perché non provi empatia verso i figuranti, che mi auguro per libera e soddisfacente scelta decidono di fare quel mestiere. Più semplicemente non avevo certo affrontato le selezioni e i corsi tecnici, o notti agitate pensando a programmi, percorsi ed eventi sulla neve per fare il figurante, mamma con bimbetto in braccio a scattar selfie di Natale. Mi sentivo come in una sequenza di “Una poltrona per due”.
Inutile dire che gli anni successivi facemmo si bellissimi eventi con Tyrolienne di Natale, ma il “Babbo” dopo aver fatto ampi gesti augurali e lanciato caramelle si guardava bene dall’atterrare, e veniva reissato velocemente sul colmo del tetto dalle esperte e rapide manovre dei miei prodi colleghi Guide, ufficialmente per tornare in forma invisibile a notte fonda con i doni agli infanti.
Festa salva, insieme al mio (lo
ammetto) smisurato amor proprio.
Così, adesso che le “Feste” sono davvero delle Feste, senza dover sgelare condotte di centraline idrauliche prese dal ghiaccio, preparare 24 antipasti-svariati primi-secondi-dolci, o inventare eventi per dare emozioni, mi godo senza riserve la gioia egoistica della mia bella famiglia, il sorriso delle figliole, la presenza della mia Bella Signora e il contatto degli Amici, a cui tutti, senza riserva alcuna, auguro le Migliori e più Serene Feste.