domenica 21 dicembre 2025

Buon Natale, Felice Anno Nuovo e Serene Feste

Ha sempre un sapore strano per me vivere le Feste di Natale.

Ora che si avvicinano pensarle come una “Festa” mi fa effetto, visto che per la maggior parte della vita hanno rappresentato l’apice, o l’inizio, della massima attività lavorativa: al Rifugio CAI GEAT Val Gravio prima, con i Lavori Acrobatici e la Guida Alpina a Pragelato poi.

Appena interrotte dal lavoro come agente di commercio prima e tecnico commerciale poi, dove ovviamente non lavoravo e mi godevo feste e famiglia, ma i ricordi indelebili sono legati a faticate inenarrabili, giornate per Natali e Capodanni da 48 ore filate in rifugio, o esperienze non sempre liete nel lavoro per il turismo di massa o d’élite.

Una su tutte capeggia, e non è un ricordo piacevole.

Un grande amico era morto, povero Luca che ci aveva lasciati. Avevo in eredità lavoro e impegno come Coordinatore e Presidente dell’Associazione Guide Alpine Sestriere, la responsabilità di 30 fra Guide Alpine e Accompagnatori Naturalistici (questi in gran parte anche Maestri di Sci). Il grosso del lavoro era l’estate, ma in inverno 3 o 4 di noi si occupavano degli accompagnamenti in ciaspole per quelli che non sciavano.

Quel particolare Natale venne l’idea al nostro maggior committente di far arrivare, alla vigilia, Babbo Natale in Tyrolienne dal tetto più alto al piazzale principale del Villaggio, che avrebbe lanciato caramelle sui bambini e sarebbe atterrato davanti alla sala delle feste.

Beh, perché no? Noi Guide Alpine facciamo tyrolienne da campanili e chiese nelle feste più svariate, quindi attrezzammo le funi, ed io che ero il più leggero mi acconciai da Babbo Natale sopra l’attrezzatura e mi calai, con ampi gesti augurali, sopra la folla festante. Il bello mi aspettava al varco dell’atterraggio: appena il tempo di sganciarmi e fui attorniato da folla pressante di mamme e bambini. Più o meno trasferito all’interno della sala principale dove, assiso sul Trono di Babbo Natale, ci fu il rito imbarazzante delle foto in sequenza con in braccio i vari bambini e mamme al seguito.

Che dire? Per me rimane l’esperienza inaspettata più imbarazzante della mia vita. Non perché mi creda chissà chi, o diventando Guida Alpina mi sia montato la testa, o perché non provi empatia verso i figuranti, che mi auguro per libera e soddisfacente scelta decidono di fare quel mestiere. Più semplicemente non avevo certo affrontato le selezioni e i corsi tecnici, o notti agitate pensando a programmi, percorsi ed eventi sulla neve per fare il figurante, mamma con bimbetto in braccio a scattar selfie di Natale. Mi sentivo come in una sequenza di “Una poltrona per due”.

Inutile dire che gli anni successivi facemmo si bellissimi eventi con Tyrolienne di Natale, ma il “Babbo” dopo aver fatto ampi gesti augurali e lanciato caramelle si guardava bene dall’atterrare, e veniva reissato velocemente sul colmo del tetto dalle esperte e rapide manovre dei miei prodi colleghi Guide, ufficialmente per tornare in forma invisibile a notte fonda con i doni agli infanti.

Festa salva, insieme al mio (lo ammetto) smisurato amor proprio.

Così, adesso che le “Feste” sono davvero delle Feste, senza dover sgelare condotte di centraline idrauliche prese dal ghiaccio, preparare 24 antipasti-svariati primi-secondi-dolci, o inventare eventi per dare emozioni, mi godo senza riserve la gioia egoistica della mia bella famiglia, il sorriso delle figliole, la presenza della mia Bella Signora e il contatto degli Amici, a cui tutti, senza riserva alcuna, auguro le Migliori e più Serene Feste.


mercoledì 12 novembre 2025

Cantando Val Gravio

Riordinando vecchi scritti mi torna in mano l'articolo scritto nel 2020 in occasione del Centenario dell'associazione GEAT - CAI Torino, che ripropongo in integrale per chi avrà pazienza di arrivare in fondo.

Si nasce per essere felici, per vivere una vita avventurosa e piena di passione, anche se spesso dando ascolto alla voce del mondo ce ne dimentichiamo. E spesso, molto spesso, la voce del mondo abbinata alla facile autocommiserazione convince i più distratti, i più deboli o convinti tali, a vivere vite misere.

Perché si accetta l'infelicità, o la rabbia, o la tristezza, o solo l'accidia? Non c'è una risposta, o meglio non ce n'è una sola. Succede un po' come chi sceglie film che danno forti emozioni, o chi entra nel primo locale che trova "tanto è lo stesso".

Siamo comunque una meraviglia incomprensibile, tale quale la mosca che schiacciamo perché noiosa, ma stupefacente nella sua complessità efficiente e vitale. Ne differiamo per la consapevolezza, e per la sempre presente possibilità di scelta.

Vivere pienamente, non solamente trascorrere i giorni…
Morire sì, ma da vivi…
Piccoli uomini che si sono costruiti un recinto sotto il libero cielo…

Tutte frasi non mie, che però nel 1981 riempivano la mia testa ventiquattrenne, alla ricerca di qualcosa di vero e pieno con cui realizzare tutta una vita.

Fu in una sera di quell’anno, al Monte dei Cappuccini davanti agli allora mitici panini di acciughe al verde, che con Claudio, Severino e Tullio (miei soci nei primi anni) partì quella che sarebbe diventata la più forte, lunga ed affascinante avventura della mia vita: la gestione del Rifugio CAI GEAT Val Gravio.

La scena successiva si sposta, le inquadrature si sovrappongono e si accavallano nel ricordo.

l’indimenticato Cavalier Pocchiola, Rosazza, Rapetta, Savoré, Boero per non citarne che alcuni (e non me ne vogliano gli altri ma ci vorrebbe un romanzo) che sudano con noi su muri, progetti, vasche dell’acqua, centraline idroelettriche o motori che non funzionano, o carte da compilare e ci aiutano a migliorare i sentieri e tutto il rifugio.

Il sudore che cola sugli gli occhi facendoli bruciare, mentre si sale dall’ Adret con trenta chili a spalle visto che si è rotto il trattore e sabato si apre.

La soddisfazione di terminare lo scavo per disseppellire dalla neve i trecento metri di tubo della centralina in primavera, e vedere il rifugio che si riempie di gente.

La fortuna del primo anno, quando fra i primissimi clienti sale Maria Grazia che ancora oggi è mia moglie, con cui condividerò tutte le battaglie, vittorie e sconfitte che nei ventiquattro anni successivi saranno la girandola di avvenimenti della mia vita lassù.

La montagna chiama prepotentemente,1987 divento Aspirante Guida Alpina, 1991nasce Ilaria la prima figlia, 1992 divento Guida Alpina. Nel ’99 nasce Beatrice, la seconda figlia. Le estati e gli inverni le vedono giocare e crescere fra i muri del GEAT, che ne assorbono e rimbalzano la gioia e le risate.

Il rifugio è sempre al centro con amici speciali che aiutano nonostante le difficoltà, continuando a rendere possibile l’avventura: che nel 2005 finisce.

Finisce vittima della nostra assurda, cieca e sorda fiscalità, non certo a causa della GEAT: storia non interessante a questi fogli, banalmente comune a tantissime piccole attività stritolate dai distratti passi di un gigante raffazzone, che non merita altra nota.

Resta la strana e verdissima Val Gravio, “gemma verde” come la chiamavo sui depliants e nei miei articoli di allora: montagna dura, non sempre amica, ma talmente piena di energia e di bellezza da compensare sempre ed abbondantemente di ogni cosa.

Resta il rifugio, con le pietre spostate e tagliate dai soci fondatori, e tutta l’energia della GEAT, di quelli che lo amano e continuano ad avere la forza di viverci.

“I montanari, più che di essere aiutati, si accontenterebbero di non essere ostacolati”

Era il mio incipit nelle conferenze ufficiali, anche oggi che vivo da Guida Alpina e di Guida Alpina lo sento più vero che mai.

Come il mio ringraziamento e riconoscenza verso la GEAT, spirito di montagna autentico e disponibile, che con il Valgravio ha reso possibile quella irripetibile avventura.