martedì 3 febbraio 2026

PRALI EROICA

 

È il 29 gennaio del 2026. Ha nevicato nei giorni scorsi, fa freddo, il meteo promette bel tempo e scarso vento. È un buon momento per regalarmi una giornata di sci.

Ho preso l’abitudine, quando sorge questa voglia repentina non seguita da pari voglia di pellare, di andare a Prali. È un posto che mi regala sapori d’altri tempi, una stazioncina di sci che sembra vivere in un’altra epoca, tariffe incluse, ma andiamo con ordine.

La Val Germanasca si stacca repentina dalla bassa Val Chisone, si arrampica fra pareti selvagge e scure, bucate da storiche cave di talco. Cave antiche oggi rimodernate, raccontate dall’ Ecomuseo dello Scopriminiera. Poco sole da queste parti, soprattutto d’inverno. Ci ho lavorato in questa valle, davvero tanti anni fa, montato cavi e reti paramassi, accompagnato e messo in sicurezza geologi che le studiavano. Catalogato non so più quanti massi pericolanti per le opere di consolidamento, ancora fino al 2000.

Quando la valle si stufa di salire sbocca nella conca di Prali, coronata dalle sue creste imbiancate, che accoglie in grembo la Prali Ski Area. Qui negli anni ’90 il compianto Luca Prochet, che già era Guida Alpina, organizzava settimane bianche per le scuole, e mi aiutava ad allenarmi per le selezioni da Guida Alpina, scontandomi quantità industriali di giornalieri per le mie povere tasche di allora.

Ma siamo ad oggi, ora e qui. Arrivo sul piazzale presto, ho caricato la scheda del giornaliero ieri da casa, e vado direttamente alla seggiovia. Oggi non c’è coda, come l’avevo trovata alle feste di Natale, ma ci stava. La cosa che più apprezzo, anche se trovo code, è che qui assai di rado ci si imbatte negli esauriti, poveri sclerati pronti a ogni battaglia per guadagnare un centimetro in più nella coda. Sarà il posto, l’aria, o il fatto che pagare cifre umane per i servizi ricevuti mette le persone in atteggiamento più sereno, addirittura parlando amichevolmente con perfetti sconosciuti.

Ormai sono “Guida Alpina Emerita” (ovvero in pensione), ma è facile incrociare qui qualche collega attivo con clienti, in caccia di fuoripista che non mancano. Magari incrociando la traccia di Sandro Paschetto, Guida Alpina a tutto tondo very local, che pur spaziando l’intero arco alpino ed oltre resta legatissimo alla “sua” Prali.

Ma oggi incrocio il buon Beuchod con cliente al seguito. Ci chiacchiero poco, giusto il tempo per qualche foto: oggi vado di gamba!! E di gamba si va a manetta fino alle 14:30, ora di toast e caffè alla mitica Capannina. Visto che non ci crederete ho allegato lo scontrino, ma qui un toast bollente e ben farcito è ancora servito a € 3,50, incredibile ma vero, per ripartire in bolla fino a chiusura.

Questo posto, attrezzature incluse e questa gente andrebbe dichiarata specie protetta e salvaguardata. Con il mio miglior grazie a Prali tutta, a partire dai gattisti magici. Tenete duro, e speriamo vi permettano di restare sempre la bella gente che siete.

Viva!!

domenica 21 dicembre 2025

Buon Natale, Felice Anno Nuovo e Serene Feste

Ha sempre un sapore strano per me vivere le Feste di Natale.

Ora che si avvicinano pensarle come una “Festa” mi fa effetto, visto che per la maggior parte della vita hanno rappresentato l’apice, o l’inizio, della massima attività lavorativa: al Rifugio CAI GEAT Val Gravio prima, con i Lavori Acrobatici e la Guida Alpina a Pragelato poi.

Appena interrotte dal lavoro come agente di commercio prima e tecnico commerciale poi, dove ovviamente non lavoravo e mi godevo feste e famiglia, ma i ricordi indelebili sono legati a faticate inenarrabili, giornate per Natali e Capodanni da 48 ore filate in rifugio, o esperienze non sempre liete nel lavoro per il turismo di massa o d’élite.

Una su tutte capeggia, e non è un ricordo piacevole.

Un grande amico era morto, povero Luca che ci aveva lasciati. Avevo in eredità lavoro e impegno come Coordinatore e Presidente dell’Associazione Guide Alpine Sestriere, la responsabilità di 30 fra Guide Alpine e Accompagnatori Naturalistici (questi in gran parte anche Maestri di Sci). Il grosso del lavoro era l’estate, ma in inverno 3 o 4 di noi si occupavano degli accompagnamenti in ciaspole per quelli che non sciavano.

Quel particolare Natale venne l’idea al nostro maggior committente di far arrivare, alla vigilia, Babbo Natale in Tyrolienne dal tetto più alto al piazzale principale del Villaggio, che avrebbe lanciato caramelle sui bambini e sarebbe atterrato davanti alla sala delle feste.

Beh, perché no? Noi Guide Alpine facciamo tyrolienne da campanili e chiese nelle feste più svariate, quindi attrezzammo le funi, ed io che ero il più leggero mi acconciai da Babbo Natale sopra l’attrezzatura e mi calai, con ampi gesti augurali, sopra la folla festante. Il bello mi aspettava al varco dell’atterraggio: appena il tempo di sganciarmi e fui attorniato da folla pressante di mamme e bambini. Più o meno trasferito all’interno della sala principale dove, assiso sul Trono di Babbo Natale, ci fu il rito imbarazzante delle foto in sequenza con in braccio i vari bambini e mamme al seguito.

Che dire? Per me rimane l’esperienza inaspettata più imbarazzante della mia vita. Non perché mi creda chissà chi, o diventando Guida Alpina mi sia montato la testa, o perché non provi empatia verso i figuranti, che mi auguro per libera e soddisfacente scelta decidono di fare quel mestiere. Più semplicemente non avevo certo affrontato le selezioni e i corsi tecnici, o notti agitate pensando a programmi, percorsi ed eventi sulla neve per fare il figurante, mamma con bimbetto in braccio a scattar selfie di Natale. Mi sentivo come in una sequenza di “Una poltrona per due”.

Inutile dire che gli anni successivi facemmo si bellissimi eventi con Tyrolienne di Natale, ma il “Babbo” dopo aver fatto ampi gesti augurali e lanciato caramelle si guardava bene dall’atterrare, e veniva reissato velocemente sul colmo del tetto dalle esperte e rapide manovre dei miei prodi colleghi Guide, ufficialmente per tornare in forma invisibile a notte fonda con i doni agli infanti.

Festa salva, insieme al mio (lo ammetto) smisurato amor proprio.

Così, adesso che le “Feste” sono davvero delle Feste, senza dover sgelare condotte di centraline idrauliche prese dal ghiaccio, preparare 24 antipasti-svariati primi-secondi-dolci, o inventare eventi per dare emozioni, mi godo senza riserve la gioia egoistica della mia bella famiglia, il sorriso delle figliole, la presenza della mia Bella Signora e il contatto degli Amici, a cui tutti, senza riserva alcuna, auguro le Migliori e più Serene Feste.


mercoledì 12 novembre 2025

Cantando Val Gravio

Riordinando vecchi scritti mi torna in mano l'articolo scritto nel 2020 in occasione del Centenario dell'associazione GEAT - CAI Torino, che ripropongo in integrale per chi avrà pazienza di arrivare in fondo.

Si nasce per essere felici, per vivere una vita avventurosa e piena di passione, anche se spesso dando ascolto alla voce del mondo ce ne dimentichiamo. E spesso, molto spesso, la voce del mondo abbinata alla facile autocommiserazione convince i più distratti, i più deboli o convinti tali, a vivere vite misere.

Perché si accetta l'infelicità, o la rabbia, o la tristezza, o solo l'accidia? Non c'è una risposta, o meglio non ce n'è una sola. Succede un po' come chi sceglie film che danno forti emozioni, o chi entra nel primo locale che trova "tanto è lo stesso".

Siamo comunque una meraviglia incomprensibile, tale quale la mosca che schiacciamo perché noiosa, ma stupefacente nella sua complessità efficiente e vitale. Ne differiamo per la consapevolezza, e per la sempre presente possibilità di scelta.

Vivere pienamente, non solamente trascorrere i giorni…
Morire sì, ma da vivi…
Piccoli uomini che si sono costruiti un recinto sotto il libero cielo…

Tutte frasi non mie, che però nel 1981 riempivano la mia testa ventiquattrenne, alla ricerca di qualcosa di vero e pieno con cui realizzare tutta una vita.

Fu in una sera di quell’anno, al Monte dei Cappuccini davanti agli allora mitici panini di acciughe al verde, che con Claudio, Severino e Tullio (miei soci nei primi anni) partì quella che sarebbe diventata la più forte, lunga ed affascinante avventura della mia vita: la gestione del Rifugio CAI GEAT Val Gravio.

La scena successiva si sposta, le inquadrature si sovrappongono e si accavallano nel ricordo.

l’indimenticato Cavalier Pocchiola, Rosazza, Rapetta, Savoré, Boero per non citarne che alcuni (e non me ne vogliano gli altri ma ci vorrebbe un romanzo) che sudano con noi su muri, progetti, vasche dell’acqua, centraline idroelettriche o motori che non funzionano, o carte da compilare e ci aiutano a migliorare i sentieri e tutto il rifugio.

Il sudore che cola sugli gli occhi facendoli bruciare, mentre si sale dall’ Adret con trenta chili a spalle visto che si è rotto il trattore e sabato si apre.

La soddisfazione di terminare lo scavo per disseppellire dalla neve i trecento metri di tubo della centralina in primavera, e vedere il rifugio che si riempie di gente.

La fortuna del primo anno, quando fra i primissimi clienti sale Maria Grazia che ancora oggi è mia moglie, con cui condividerò tutte le battaglie, vittorie e sconfitte che nei ventiquattro anni successivi saranno la girandola di avvenimenti della mia vita lassù.

La montagna chiama prepotentemente,1987 divento Aspirante Guida Alpina, 1991nasce Ilaria la prima figlia, 1992 divento Guida Alpina. Nel ’99 nasce Beatrice, la seconda figlia. Le estati e gli inverni le vedono giocare e crescere fra i muri del GEAT, che ne assorbono e rimbalzano la gioia e le risate.

Il rifugio è sempre al centro con amici speciali che aiutano nonostante le difficoltà, continuando a rendere possibile l’avventura: che nel 2005 finisce.

Finisce vittima della nostra assurda, cieca e sorda fiscalità, non certo a causa della GEAT: storia non interessante a questi fogli, banalmente comune a tantissime piccole attività stritolate dai distratti passi di un gigante raffazzone, che non merita altra nota.

Resta la strana e verdissima Val Gravio, “gemma verde” come la chiamavo sui depliants e nei miei articoli di allora: montagna dura, non sempre amica, ma talmente piena di energia e di bellezza da compensare sempre ed abbondantemente di ogni cosa.

Resta il rifugio, con le pietre spostate e tagliate dai soci fondatori, e tutta l’energia della GEAT, di quelli che lo amano e continuano ad avere la forza di viverci.

“I montanari, più che di essere aiutati, si accontenterebbero di non essere ostacolati”

Era il mio incipit nelle conferenze ufficiali, anche oggi che vivo da Guida Alpina e di Guida Alpina lo sento più vero che mai.

Come il mio ringraziamento e riconoscenza verso la GEAT, spirito di montagna autentico e disponibile, che con il Valgravio ha reso possibile quella irripetibile avventura.

mercoledì 28 dicembre 2016

Montagne

Molto spesso mi dimentico chi sono, e da dove vengo
Basta un niente a distrarmi, una preoccupazione, una discussione magari con qualcuno che stimo. Fortunatamente a questo punto sempre capita qualcosa, qualcosa di duro o spiacevole ma provvidenziale che mi riporta al punto. Che mi fa ricordare chi sono, cosa voglio, come, dove ecc....

martedì 27 dicembre 2016

Fortuna

La fortuna ha modi tutti suoi di salutare
Guarda TUTTI, per tutti ha un sorriso. Un po' come la morte "...che sorride a tutti, a cui non si può che sorridere di rimando..." (presa dritta dritta da "Il Gladiatore")

E non è mai, o quasi mai, quello che aspettiamo, o reputiamo bello e importante
.... e già ....
Così ci si ritrova ad essere investiti dalla fortuna in modo tale da ritenerla la peggiore delle sfighe.

Dopo, solamente dopo a bocce ferme si capisce la sequenza degli eventi, il perché ed il percome, e quale fortuna ci abbia strizzato l'occhio
La fortuna SEMPRE capita per crescere (è una sua fissazione): capire quando capita, coglierla al volo quando passa, riconoscerla anche se è mascherata, il gioco sta tutto qui

MA c'è un nemico in agguato: la torva e bieca autocommiserazione. Che porta alla LAMENTELA, al PIAGNISTEO, all'autosfigoconvinco che l'umana terra congiura nei tuoi confronti E QUINDI siamo nati per soffrire

L'italico popolo ha eretto il procedimento a sistema, ma che dico sistema? Ad ASSIOMA!
L'italico popolo non ragiona: MUGUGNA. Giovani o vecchi, non fa differenza. Gli PIACE sentirsi fregati. Gli PIACE pensare di essere impotenti vittime di perverse macchinazioni. Chi lo capisce se è buono se ne rammarica, chi lo capisce se è astuto NE APPROFITTA e ci marcia, sull'incazzo guadagnando

Così il procedimento all'incazzo diventa una moda, sentirsi sfrutto/sfigo/perseguitati una necessità che rivendica omologazione ed appartenenza al gruppo. Credo conosciate la trita storiella della rana nella pentola:
(Che non è ovviamente una esortazione a fare l'esperimento che qui si riporta solo per citazione e dovere di cronaca a titolo di mera parabola, SIA MAI!! Mai vorrei torme di vagananimalsalvapianeta inferociti per la sorte delle rane a tritare con accuratezza i miei poveri zebedei)

" Se portate una pentola piena d'acqua ad ebollizione, poi ci buttate dentro una rana questa salterà via e si salverà. Magari scottata ma si salverà. Se mettete una rana in una pentola di acqua fredda, poi la mettete sul fuoco, man mano che l'acqua si scalda la rana non si rende conto che la temperatura cresce troppo, rimarrà stordita, non riuscirà più a reagire. Morirà. "

Ogni volta che accettate di incazzarvi per minkiate risibili vi alzate la temperatura di un grado. Tutte le volte che ci si sente perseguitati dalla sorte si alza la temperatura di altri tre gradi. Così via.
Tutto quello che arriva serve solo a crescere, se non lo si riesce a fare si muore. Tutto lì.

Non importa l'età, il mestiere, il momento.
Esiste solo la soddisfazione, il piacere di quello che si fa.
La FORTUNA chiama, poi vada come vada

Poi godetevi questa strepitosa Streisand







DRAMMA DI GENERE

Chissà come o come non è fra tutte le questioni pesanti che opprimono l'italica gente si insinuano questioni talmente farlocche che stupiscono per la assoluta irrilevanza, rivestita tuttavia di significati alti e pregnanti, che se non scadessero nel ridicolo probabilmente non interesserebbero a nessuno.
Così mi piace pensare a queste buffonate come ad una ridicola fiaba che vado a narrare:

mercoledì 4 novembre 2015

Gli Spaghetti Halloween dei Poveri


Poche feste si sposano bene con il tamarro quanto gli Spaghetti-Halloween: luminosa versione tutta italica, fieramente secondi quali siamo in tutto ciò che arriva da oltreoceono
Lo zarro undicenne dedica la sua creatività a interpretare “dolcetto o scherzetto”, dove lo scherzetto vira per natura alla ritorsione (sono ggiovani.. fanno confusione...). Così branchi di bulletti sciamano per le periferie. La maschera si sa garantisce anonimato... e pooi è Halloween!!! Si dimostreranno però bravi guaglioni di famiglia: partiti intorno alle 20:30/21:00 appena finito cena... termineranno bruscamente alle 23:00. I bravi guaglioncelli torneranno alle patrie mura, domani teniamo scuola!!

sabato 31 ottobre 2015

!?!?!? CarneCarneCarne !?!?!?

Si sentiva la mancanza dell'ennesimo allarme per “la nostra salute”, che come si sa è fondamentale per la sopravvivenza del pianeta!! Ogni tanto mi chiedo: ma chi li paga tutti costoro che ogni tanto tirano fuori dal cappello a cilindro qualche nuova castroneria assolutamente fondamentale ed importante per la “nostra salute”?
Ma c'è davvero sul pianeta qualcuno a cui frega davvero qualcosa della “salute” di qualcun altro? E se c'è lo fa gratis? Ma come mai gli stessi non si alzano a lanciare allarmi sul fatto di quanto sia “cancerogeno” essere poveri, o incazzati, o sfigati, o vivere male, o lavorare sotto pressione, o rompere le scatole A ME?