E così l'avversione o meglio la assoluta noncuranza e mancanza di interesse per i giochi che le palle includevano (in senso non metaforico) iniziava sin da ragazzino ad alienarmi l'italica passione per il pallone,
cosa che per mia grande fortuna tuttora perdura. MAI speso 1 centesimo per una partita, men che meno per una pay tv. La vita in comune con ben 3 fantastiche donne fra bella signora e figliole ha enormemente facilitato la mia deviazione et voilà: niente pallone. O meglio forse no: un pallone c'è sul mio grande terrazzo e serve al bel cane di un'amica quando passa a trovarci. L'ha bucato tempo fa ma gli piace lo stesso.
E quindi niente tifo, solo sport praticato. Montagna, montagna e montagna, lavoro permettendo. Quando non permette corsa. Quando non permette neanche la corsa corpo libero, sacco e pesi. Sono fortunato, ed anche se non ho fatto carriera di insegnante gli anni trascorsi all'Istituto Superiore di Educazione Fisica mi consentono di gestirmi allenamenti personalizzati.
Se non mi piaccio lavoro male, se lavoro male il tempo si riduce, mi alleno meno e sempre meno mi piaccio: è un circuto vizioso che devo fare molta attenzione a non attivare. Perché impigrirsi è facilissimo, ricominciare durissimo, soprattutto rimotivarsi ancora più duro
Quando scappa la voglia di ritagliarsi 1 o 2 ore tutte per se è un guaio. E' il segnale che si sta sbagliando qualcosa di importante. Bah, lo so che anche le mandibole hanno muscoli, ma le calorie che consumano lavorando sono di gran lunga inferiori a quelle che tritano. Perciò parliamo di cibo la prossima volta.
Il principio che mi regola è questo assioma: QUALCOSA E' SEMPRE MEGLIO CHE NIENTE. Profondo vero? Ma è una verità assoluta.
Avevo un docente all'ISEF che invariabilmente agli esami faceva questa domanda: <<Guall'è l'addrezzo bbiù imbottante?>> (trad. qual'è attrezzo più importante?)
Bocciava a mazzi su questa domanda, ma la risposta era facile: <<E' il zzuolo, è il zzuolo ma gghe ggi vuole? In una balesdra di tutto bbuò mangare ma il zzuolo, guattro muri ed un deddo ggi devono esse, se no bbalestra non è>> (trad. "è il suolo, è il suolo ma che ci vuole? In una palestra può mancare di tutto ma il suolo, quattro muri ed un tetto ci devono essere se no palestra non è)
A questo punto è necessaria questa
PREMESSA*
Nessuno deve o può fare attività fisica se non è fisiologicamente in grado di farla, se ha patologie incompatibili con la stessa di qualunque genere. Per fare qualsiasi tipo di attività fisica competitiva e/o amatoriale anche minima o episodica è necessario sottoporsi alla visita di un medico che avvalli la nostra idoneità fisica alla stessa. Sapete la ricettina che portate in palestra quando vi iscrivete? Si proprio quella lì. Una visita è necessaria al fine di evitare la spiacevole esperienza di star male o restarci secchi.Tornando al docente in questione, a parte l'accento pittoresco aveva sacrosanta ragione, e ci martellava per sviluppare la fantasia nel creare esercizi con nulla, per la dannazione dello sport consumistico ci ha insegnato a massacrarsi di fatica senza nulla. Soprattutto senza nulla. E per tenere una forma fisica decente, anche se certo non sportiva, bastano 10/15 minuti al giorno. Su youtube digitate addominali, cosce, gambe, pettorali, bicipiti ecc... ecc... e ci trovate di tutto. Pescate quello che vi spaventa di meno o vi piace di più e fatelo anche solo 10 min. al dì (sempre secondo premessa* di cui sopra).
A parte qualche indolenzimento fisiologico non dovete avere male, sia perché può essere il segnale che state esagerando, sia perché la pausa fisica non è e non deve diventare PUNITIVA, altrimenti alla prima scusa valida la mollate. E se la mollate le endorfine che generate allenandovi, godendo del fatto di riuscire a seguire una regola, o fare poche cose che prima non pensavate, ebbene tutto sparirà come mai esistito. Deve diventare la sacrosanta pausa, il vostro momento speciale.
Si lavora per vivere, per avere soddisfazioni, per realizzarsi e cercare il successo. Se il lavoro diventa l'ostacolo a stare bene, SE diventa fonte di malessere anche fisico va ripensata ogni azione della giornata, analizzata, sezionata. Un cambiamento, magari anche minimo, può essere basilare e si può SEMPRE fare. Muoversi, esercitarsi anche in modo modesto fa riprendere coscienza dei singoli muscoli che ci permettono di stare in piedi, di camminare, di sederci sdraiarci muoverci in ogni situazione, riattivano cioé la PERCEZIONE del nostro corpo.
Un cambiamento posturale, un vizio di stazionamento su di un piede piuttosto che sull'altro, tutto concorre a produrre fatica o squilibrio, e potenzialmente sofferenza. Magari lieve, ma che proprio per questo si cronicizza inavvertita. E' questo che vanifica quel po' di esercizio che magari si riesce a fare, e demotiva chi inizia e percepisce risultati nulli o scarsi: 10/20 minuti oppure ore di esercizi non possono NULLA contro un atteggiamento posturale scorretto di tutta una giornata. Non possono nulla tranne che dare la percezione della nostra muscolatura e del nostro rapporto con lo spazio. E' QUESTA l'importanza primaria: a fronte di 15/18 ore quotidiane di vita di relazione a postura farlocca nessuna attività correttiva può nulla.
E' quindi necessario ripensare integralmente se stessi, e cominciare magari con pochissimo. Senza attendersi miracoli, ma pieni di genuina curiosità.
Questo è il senso di qualcosa è meglio di niente.
Il viaggio è affascinante, la meta vale la pena
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