domenica 27 novembre 2011

Minimal

L'ossessivo martellare di bollettini di guerra finanziari, umani e territoriali dà la sensazione di una inarrestabile valanga epocale. Le notizie tragiche e drammatiche che si rincorrono lasciano sgomenti, ma alla lunga anestetizzano da tutto. Una tale quantità di drammi che,
per dirne uno, quello dell'isola d'Elba è passato sotto silenzio, al punto da spingere un quotidiano come La Stampa a scrivere un articolo di quasi scuse.

E tutto ormai dà la sensazione di passarmi sopra ed intorno, in un fluire di negativo attorcigliato su se stesso, appiccicoso e persecutorio, in determinata attesa dell'occasione per toccare o prendere magari anche te. La paura, magari rifiutata ma sottile e sempre presente, sviscerata e riproposta a martello in mille immagini e commenti sembra essere il solo fatto che debba interessare i più. Paura tuttavia inutile e fine a se stessa, paravento o gingillo che non è servita in passato e certo non servirà in futuro a convincere la maggioranza della gente inerte e bue ad agitarsi e muoversi per le sole cose che contano: i propri cari, la casa, il proprio territorio, la propria dignità.

Cose vendute per un IFFONE CO' I APPPS, calpestate nelle allucinanti code per entrare in un supermarket od in uno stadio. Voti buttati e pulsioni basali di miserabili senza onore, incapaci ed imbelli, privi della lucidità e della grinta necessarie per una rinuncia od un sacrificio, asserviti alle voglie del momento o della moda. Povera genta per la quale è impensabile o impossibile figurarsi una svolta, un atto fondante di un nuovo modo di leggere la propria vita, di un ritorno vero e pieno ai valori più tradizionali e limpidi, dove il seno di una donna serva ad allattare un bambino ed una ragazzina di 16 anni non serva a reggere un lampione alle 10 di sera nelle periferie di qualunque città.

Un popolo vile e codardo che si sta meritando di tutto e di più, e gli sta capitando di tutto e non ancora di più, e che ancora discute sul lavoro e la cassa integrazione senza quello scatto d'orgoglio che dovrebbe portarlo a prender in mano le redini della propria vita e GUARDARSI ATTORNO. Prendere la via e cercare la propria strada ovunque, anche nelle difficoltà e soprattutto nelle difficoltà, senza elemosinare ed accontentarsi del  pugno di lenticchie per garantire la stabile territorialità e mostrare in primo luogo a se stessi e poi al resto del mondo CHE VALIAMO MOLTO. Che quando ci vogliono per quattro copechi allora NON CI MERITANO ed è ora di cambiare posto, spazio, luogo, SENZA PAURA!


Sto davvero facendo tutto quello che posso? Sto davvero tentando tutte le possibili vie? Sto realmente sfruttando tutte le potenzialità con cui sono nato? Quando la smetterò di sbavare in un cantone ringhiando contro l'universo mondo e le sue sfighe, chiedendo di condannare chi ha più di me anziché cercare di avere io di più con quello che ho e so fare? QUANDO tutte queste domande se le porranno in molti, quando saranno necessarie come l'aria per i più allora e solo allora FORSE un cambiamento in meglio sarà possibile.

Fino a quel momento si sentirà solo una assordante cacofonia di versi e suoni dissonanti, si rincorreranno le urgenze perché la programmazione e la prevenzione saranno come sono vuote parole, girandole o turbini di carta che annegano e azzerano quei quattro virtuosi che sono costretti o vogliono serguirle e nulla possono contro i problemi veri, fatti di carne e sangue e fatica, nel tritacarne degli interessi mischiati in scatole cinesi di cui non si trova il capo.

Ed allora si può dire basta solo MIGLIORANDOSI, non c'è altra via, non esiste altro modo. Al di fuori di questo ci sono solo banfate e marciume, di un popolo chiatto che ha del buon tempo e pure il lusso di sprecarlo. L'emancipazione e la crescita personale, la fiducia in se stessi e nelle proprie capacità, l'obbiettivo chiaro di quanto si vuole raggiungere e soprattutto CHE VALORE HA, e poi VIA verso i posti dove quel valore viene riconosciuto ed è disponibile.

SE da nessuna parte nel mondo la nostra capacità o la nostra idea viene riconosciuta o pagata quello che ci prefiggiamo allora stiamo solo rincorrendo BALLE DI FUMO. Ma è necessario studiare, capire le cose prima di rincorrerle e soprattutto cacciarsi bene nella testa  che NESSUNO ci deve qualcosa a priori.
Che il riconoscimento del diritto si basa sul presupposto di un patto fra chi produce un bene od un servizio e chi quel bene o servizio vuole usare, non sul fatto che un bene o servizio vada all'infinito per diritto prodotto o erogato ANCHE QUANDO PIU' NESSUNO LO VUOLE. Solo per salvare a noi un lavoro od una professionalità che non abbiamo curato o della quale ci siamo talmente disinteressati, nell'illusione che altri l'avrebbero protetta per sempre, da non accorgerci che era destinata a sparire.

Non è possibile pensare di poter vivere e lavorare in uno status in cui il miglioramento non ci appartenga più, in cui la stasi scambiata per la sicurezza diventi la guida delle nostre azioni fino a defraudarci del valore di individui e persone.
Un popolo che abbia come unico faro il diritto aprioristico alla stabilità ed alla sicurezza per il solo fatto di esistere, e non per lo sforzo quotidiano più proprio dell'essere umano di conoscere, crescere e migliorarsi, non può che avere un destino di carne in vendita al ribasso.

Parafrasando una vecchia trasmissione di quando ero bambino NON E' MAI  TROPPO TARDI. Si può sempre cambiare, si può sempre migliorare, soprattutto si può sempre scegliere. Ed è sempre il momento buono.

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