Aspro e breve sentiero di montagna. Alla partenza non c'era alcuna voglia di andare, una sola forte pulsione a fare qualcosa di aerobico per assottigliare la panza, ma davvero voglia 0. Purtuttavia i preparativi a rilento alla macchina, calzoncini, scarpette e maglie di rito, borsello di sopravvivenza ecc... finiscono ed alla fine parto.
I primi 5 minuti passano ed il fiato inizia a muoversi, gambe & co anche. Pian piano arriva anche la voglia. Sono le due ore di prammatica che due o meglio tre volte alla settimana mi impongo di fare a fine giornata. Obbligo necessario ad evitare che l'attuale lavoro vanifichi 50 anni di vita attiva e sportiva. Man mano che sale lo sforzo salgono anche le endorfine, ora spingere di più comincia quasi a piacermi.
Funziona meglio anche il cervello, peccato che non possa scrivere mentre corro, o cammino. Il pensiero fisso in effetti va a quando in passato non comprendevo chi si lasciava andare. O chi magari non si è curato mai dell'unica macchina avuta in sorte di cui possiamo fare ciò che vogliamo.
Fino a quando non si vivono le situazioni pensarle è inutile, e tuttavia che cosa conta davvero? Le mille divagazioni su quello che sarà, potrà avvenire, ci succederà? Ma davvero mi importa?
In questo momento la sola cosa che conta è aumentare l'andatura: sto raggiungendo qualcuno partito prima! La sintonia che sento fra fiato/gambe/polpacci mi dicono che posso aumentare, anche se non di molto. Oltretutto questo tizio non l'ho visto partire, per cui devo avergli rosicchiato passo per passo il vantaggio di partenza, ed anche se mi accorgo che sta cercando di accelerare per non farsi passare si illude se pensa di sfuggire al suo destino: sarai inevitabilmente sorpassato!
Che Bello! Ammetto che la soddisfazione di superare qualcuno sovrasta la delusione per i miei tempi effettivi, e non la diminuisce il sapere che questo povero cristiano sia solo più scoppiato di me, mica sia io così forte. Ma suvvia, quando una piccola soddisfazione arriva me la gusto, con buona pace delle considerazioni che uno dei mali fondanti dell'Italiano è godere più della disgrazia altrui che di un proprio successo. E' assolutamente vero, ed è assolutamente vero che l'ammasso di poveri sfigati rancorosi e marci d'invidia sia una immagine pessima, ma assolutamente calzante per quei tizi che anziché credere e lavorare ad un proprio riscatto preferiscano bollire in un cantone odiando e denigrando chi qualcosa magari fa o tenta di fare. Ma direi che questo è tutt'altro caso.
Intanto ora gli sono alle costole, e lui cortesemente si sposta, ed io cortesemente lo ringrazio (con quel po' di fiato che riesco a tirar fuori senza far tremare la voce, tanto per fare il grandioso). Sono arrivato alla fine del secondo strappo di salita, il sentiero si adagia un attimo ma è solo una finta, e riparte. Mi sono perso a divagare un po', un aliante passa rasentando le creste boscose. Un piccolo inciampo mi fa girare: che diavolo sta facendo il sorpassato? Mi accorgo di non averlo poi distanziato di così tanto, di colpo sparisce ogni sofistico pensiero ed accelero. Ma il fiato si sta accorciando, aumentare l'andatura significa inevitabilmente rallentare prima della cima. Mi concentro sulle gambe, mani dietro la schiena, spinte assolutamente assiali e massima economia. Arrivano gli ultimi tre strappi: mani ora sulle ginocchia e passo spinta, e puntuali cominciano a bruciare le cosce. Sento in ogni caso che l'andatura è sostenibile, un po' al limite ma sostenibile.
Sono concentrato sul respiro, sguardo fisso in avanti al percorso migliore, e NON girarti!! Sento i passi, qualche pietruzza che rotola alle mie spalle, LO STO DI NUOVO STACCANDO! Mi giro per vedere dove sta a 50mt dalla cima, ed ecco che di colpo, quasi spaventandomi perché correva così leggero da non far rumore, un alieno mi sorpassa a falcata lunga ed elastica. Mi illumina con un radioso SCUSI! condito da un sorriso a 36 denti su una faccia appena sudata e svanisce oltre la cima come era arrivato. NO, non era il sorpassato, quello dopo aver tentato di riprendermi si è demoralizzato, anche perché deve esser stato bruciato alcuni minuti prima di me dall'alieno.
Devo ammettere che AI MIEI TEMPI, dove il rischio faceva grado in generale, era più facile per uno come me che nella media azzardava sempre un po' primeggiare sui vari terreni. E disprezzare quelli che chiamavo i PISTAFIOCA, i pesta neve che di una serissima e determinata preparazione facevano uno stile di vita ma da sgobboni, senza magari brillare su quelle vie dove andavo a cimentarmi. Però adesso che l'azzardo più non mi va, e dopo ogni tirata o gita, piccola o grande che sia, ho una gran voglia di tornarmene a casa dalla mia bella signora e figliole, sto apprezzando sempre di più le sensazioni e le soddisfazioni che una sana semplice sgambata regala.
Anche quando sbarcano gli alieni, perché no?
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