"............(omissis)..e siccome i miei genitori si sacrificano tutti i giorni per me ed i miei fratelli io cercherò di finire le scuole e mi impegnerò per diventare presto un buon operaio....(omissis)....". Non solo lo lesse ma ne lodò la concretezza, i buoni sentimenti filiali che ne trasparivano e soprattutto una visione della realtà con i piedi saldamente a terra, senza i voli pindarici delle frotte di "scienziati" "attori" "piloti" e compagnia bella.
Non capii bene ciò che diceva il maestro, ho il ricordo di un senso di disagio nel veder colorare le mie aspirazioni, I MIEI SOGNI che non dubitavo avrei realizzato di tinte che non fossero meno che splendide. CERTAMENTE avrei fatto il pilota ed AVREI volato!! Su questo non c'era il minimo dubbio, non scherziamo nemmeno, con tutta la determinante certezza di ognuno dei miei otto anni!! Già allora, con la testa da bimbo che avevo, quelle frasi mi sconcertarono. Ovviamente senza capirne bene il perché ma sufficientemente per ricordarmele ancora adesso a 55 anni.
Guardavo quel compagno, stretto nel suo grembiule nero a colletto di plastica bianco, e lo vedevo strano. Mi sembrava inconcepibile che non avesse dei SOGNI, anche se non razionalizzavo il concetto ovviamente.Diventare un buon operaio. Come si poteva ambire a diventare uno dei mille che tutte le mattine incrociavo mentre andavo a scuola passando davanti alle case della CIR e relativi maleodoranti stabilimenti, persone anonime e indefinite, quand'anche magari contente di casa e lavoro, avvolte in sciarpe e cappotti nel freddo del mattino che li incorniciava con nuvolette di fiato o sigaretta? E se magari il fato a quello avrebbe portato tant'è, ma augurarselo! Ovviamente da bimbo non erano questi i miei pensieri, semplicemente non capivo come si potesse ambire ad una cosa così poco attraente e basta. Certo costui veniva da famiglia non florida, come tutti noi del resto visto il quartiere (io con padre artigiano e madre insegnante ero già un'eccezione) ma questo che aveva a che fare con i sogni, od i propri intimi desideri?
All'epoca il mio desiderio era andare a vedere film di cowboy, o duelli aerei su biplani colorati pilotati da eroi, non certo guardarmi ad otto anni documentari sulla lotta di classe od inenarrabili avventure fra catena di montaggio e gestione di magazzino. In quel bimbetto, così presto depauperato della fase così bella dell'utopia possibile, già allora si appalesava il germe del livellamento al basso. Il valore farlocco della consapevolezza e dei piedi ben piantati a terra, che con la scusa di guardare in faccia la realtà si trincera dietro la balla che sia la sola realtà possibile.
Che sia la sola realtà possibile per tutti e in particolar modo per te, anzi la migliore a cui ambire. E chi ad altro ambisce è un nemico e se possibile va punito, ostacolato, odiato, avversato. A meno che non sia troppo ricco e potente per essere punito, ostacolato, odiato, avversato: allora va adorato e temuto in quanto tale, e certamente considerato esempio e capo e degno di essere eletto a guida. La fase iniziale in sostanza di quanto oggi sia ormai accezione comune: piuttosto che studiare e lavorare sodo per migliorare se stessi e la propria condizione (in quanto educati a considerarla l'unica possibile, ed in quanto tale UN DIRITTO) si urla si sbraita e si lotta per peggiorare quella altrui (...o almeno provarci. Fortunatamente la pochezza intellettiva auto disinnesca il farlocco, ma sono molti. Riuniti attorno a facili obbiettivi e manipolati come sono ad arte possono risultare fastidiosi... quantomeno un cattivo esempio).
Tornando all'incipit, allo sconcerto per aver sentito un compagno di classe dire e scrivere cose che non solo non capivo ma nemmeno concepivo, nel mio profondo non accettai (anche questo lo ricordo lucidamente) che una cosa così poco interessante fosse buona e la mia cattiva o inutile. Con una tale certa e talebana determinazione da ottenne puro che nemmeno ne accennai a casa, dove per natura raccontavo tutto tutto tutto appena entravo dalla porta, e con il primo gioco avevo dato un definitivo colpo di spugna a tutto.
I burrascosi anni che mi trasferirono all'età adulta mi fecero ascoltare altre cose sconcertanti, coetanei che ambivano e lavoravano PER LA PENSIONE.
Ora una premessa è d'obbligo: non ho mai fatto in vita mia un'ora che sia un'ora di lavoro dipendente: mia madre ha insegnato ben oltre l'età pensionabile, fino a quando le pressioni di noi figli ormai più che grandi e della sua salute le hanno fatto lasciare la cattedra a malincuore perché insegnare LE PIACEVA, le sue terrificanti classi di periferia LA ADORAVANO.
Adoravano un donnino tondo alto un metro e mezzo con lo chignon che sequestrava coltelli a serramanico, a personaggi che ancora dopo anni incrociandomi per strada mi dicevano " ....porti i miei rispetti alla sua signora madre...", o la venivano a trovare a casa portando la moglie ed i figli. Tutto questo mentre mio padre, falegname e solitario artigiano, se ne tornava a casa alle 9 di sera o più. Uomo quasi ossessionato dalla creatività o dalla ricerca di un'idea per un lavoro speciale. Mia madre c'é ancora, lui se lo prese il cancro a 68 anni, in pensione credo da 1 o 2.
Andò in pensione solo a causa del FISCO, che si accaniva persecutorio con i mille balzelli che oggi hanno solo cambiato sintassi ma anche allora colpivano duro secondo la solita regola: forti contro i deboli e deboli contro i forti. Chiuse amareggiato per smettere di dover rincorrere gli incassi per lo stato, con una pensione che non lo ripagava certo dei sacrifici fatti per pagarla e ben più bassa di quella di mamma. Avendolo lasciato in pace, FISCALMENTE parlando, avrebbe lavorato volentieri fino all'ultimo: PERCHE' GLI PIACEVA !
Tutta la mia vita, anche adesso ed anche ora, ho vissuto convinto che si debba fare un lavoro che ci piaccia e ci appassioni. E non venitemi a raccontare che solo pochi fortunati ci riescono, perché è una gran BALLA. Anche a me gli avversi colpi della sorte hanno fatto saltare quello che consideravo o quelli che consideravo i lavori del mio cuore. Anche in tempi ben recenti. E allora? E allora mi sono buttato a corpo morto sui lavori che la sorte ha messo sulla mia strada, convinto come sono convinto che si può essere se stessi, e certamente si ritorna ad essere se stessi, qualsiasi cosa si faccia purché ci si creda, e la si faccia con tutta la passione e con tutto l'impegno che si può.
Ma come può avere una chance, anche solo una possibilità, una persona che nella vita aveva l'obbiettivo DELLA PENSIONE ?? Quando dopo il 1973 il governo Rumor fece le baby pensioni per gli statali, poi cancellate vent'anni dopo dal governo Dini, e POCO PRIMA ci fu una fuga in massa verso la pensione di un numero notevole di insegnanti io ne fui felice ed urlai " ....!!! FINALMENTE CE LI SIAMO TOLTI DAI PIEDI !!!..." perché pensavo a tutta la feccia che avevo avuto come insegnanti, con poche eccezioni, a scuola. E certo quel tipo di insegnante sarebbe corso per primo alla bramata pensione, lasciando chi AVEVA PASSIONE DIDATTICA a fare quel mestiere. Se quello era l'unico modo per toglierseli dai piedi allora era il benvenuto, anche se per certa gente il licenziamento in tronco senza liquidazione e pensione sarebbe stato il minimo. Il giusto sarebbe stato chiedere anche i danni. Ma tant'è, mi bruciava vedere insegnanti speciali e bravissimi mortificati dalla presenza e dalle carriere di personaggi da circo o telenovela nella migliore delle ipotesi, da galera nella peggiore.
E così l'italiano, il grande prode italiano lavorava e si pregustava l'adorata ed agognata PENSIONE, pensata e vissuta come il coronamento di una vita di lavoro e sfruttamento subiti suo malgrado, sotto coercizione e ricatto della sorte e della società cattiva, di sangue caldo e sudore versati anzi (come si dice?) SUCCHIATI dagli sfruttatori che sulle sue spalle hanno costruito fortune ma ora, nella loro magnanimità, lo lasceranno vivere e prosperare nel giusto godimento! Più crescevo e più queste cose si allontanavano da me sino a sembrare aliene. Non per ragionamento, non per calcolo, solo per repulsione. Insegnavo nelle palestre, scalavo, lavoravo nei rifugi alpini, vivevo situazioni quotidiane anche rischiose e molte volte mi sono ritrovato in situazioni critiche. I rifornimenti fatti salire in montagna verso luoghi non serviti da strade ma da mulattiere percorribili solo con mezzi speciali, non sempre idonei, in condizioni climatiche avverse diventavano trappole. Ti mettevano a confronto con la tua parte più nuda, e certi giorni si stampavano a fuoco nella memoria, ben lieta di archiviarli e speranzosa di mantenerli unici. Ma a volte si ripetevano.
E la cosa più importante era CRESCERE e capire come risolvere le situazioni, o riconoscerle quando le si vedeva maturare ed evitarle di conseguenza. LA PENSIONE vi garantisco che era un pensiero da alieni davvero. Piuttosto ci si chiedeva come riuscire a tenere la forma fisica e mentale per reggere tutto SE si fosse arrivati a venir vecchi. Alla seconda volta che finii giù da un prato con il trattore carico per cappello (ancora non so come me la cavai senza un graffio) alla pensione se mai l'avevo fatto prima smisi di pensare del tutto e mi dedicai ad aggiustare il sentiero e diventare il miglior pilota di quad e trattori della valle. E poi ad essere una brava guida alpina. E poi ad essere un bravo formatore. E poi ad essere un bravo agente di commercio. E poi e poi e poi non so....... Perché non si è mai MAI bravi abbastanza.
LA RICERCA è il fine, ora lo so, lo intravedo, ed un po' mi spaventa. La ricerca continua, il fluire dell'adattabilità. E non si è MAI arrivati. E più mi si chiarisce la verità di Dante nel "...fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscianza...." più l'evidenza dei limiti, dei miei limiti, spaventa. Spaventa ma non scoraggia, spaventa e solletica come un pendio ripido e ghiacciato da fare in sci. Ci vogliono forza tecnica e lamine buone per un pendio così. PROCURIAMOLE. In cima ad un pendio così pensi alla sua linea, alla bellezza della sua luce azzurra, alla sensazione ghiacciata che ogni respiro ti lascia fra i peli del naso od a quanti PUNTI TI DARA' PER LA PENSIONE ?
Io non la voglio la vostra dannata pensione, ne mai l'ho voluta. Un destino burlone me ne fa pagare non una ma due (inps+enasarco), soldi che pago da mo' con lo spirito di chi paga per essere lasciato in pace. Per evitare ritorsioni sulla casa e sulla famiglia e senza aspettarmi nulla, tanta è la fiducia che godo nelle VOSTRE istituzioni e nella VOSTRA democrazia, povera cosa ormai ridotta a strumento per la dittatura della mediocrità. E mi fa ridere vedere e leggere e sentire le disperazioni attuali di chi vede allontanarsi la soglia della PENSIONE: siamo solo all'inizio ed il palinsesto di abusi che avete avvallato e votato in questi quarant'anni da burla, in cambio di quattro kopeki, vi sta mostrando la faccia.
Un consiglio? Se già non lo state facendo, qualunque età abbiate, STUDIATE. C'è tutto il mondo la fuori, con qualcuno che sta meglio, CON TANTISSIMI CHE STANNO PEGGIO e che davvero non arrivano a fine mese perché magari al 29 MUOIONO. Di fame di carestia di malattia di lama di pallottola nel tormentato sud del mondo ma non solo. In posti dove non scendono in piazza perché NON CE LA FANNO o sono già morti di sfinimento, uccisi non da questo ma ancora dal precedente credit crunch che ha fatto più morti per fame e carestia nel sud del mondo della shoah. Posti che fanno sembrare il nord Africa il paese dei balocchi.
Eppure sono I SOLI che avrebbero il diritto di dire CHE NON ARRIVANO A FINE MESE, non noi. MAI noi. Che se non si arriva a fine mese ECONOMICAMENTE PARLANDO non abbiamo che da guardarci attorno e capire che cosa stiamo sbagliando di importante e poi cambiarlo.
Lo possiamo fare solo STUDIANDO e CRESCENDO. Ne abbiamo la possibilità, è ovunque, basta fare un passo fuori dal proprio intervallo di confidenza abituale, mettersi in discussione, smetterla di accusare l'universo mondo, provare.
Non vedo altro, non trovo nulla che concretamente si possa fare ora, con effetto visibile, in prima persona e subito. Che prepari qualcosa e costruisca, che crei un capitale di capacità e strutture personali non attaccabili.
Valide ovunque. Utili per tutto. Utili a tutti.
Nessun commento:
Posta un commento