lunedì 14 maggio 2012

PROGRESSISTI

Spesso mi trovo a confrontarmi con persone che si definiscono progressiste, preoccupate per la sorte del pianeta e della natura, intendendo per natura le forme più godibili e visivamente belle in genere del nostro pianeta ma soprattutto quelle a loro più prossime: montagne, mare, colline e campagna.
In realtà la loro preoccupazione è ingenerata dal timore di contaminazioni dei loro luoghi di svago e relax, o dell'allontanamento degli stessi dalla loro portata più che da una effettiva percezione di far parte di un palinsesto sistemico che, a meno di radicali cambiamenti soprattutto a livello personale, non può che danneggiare l'ambiente. Soluzione alla cosa non si ha, al massimo si contengono i danni se contenere i danni rende a qualcuno
Il percorso contraddittorio che mi ha portato a modificare in modo radicale se non le convinzioni di base almeno la stima e rispetto nei confronti di costoro, con cui in passato mi ritenevo in sintonia perché li prendevo sul serio, ha avuto certamente il suo inizio nell'alluvione del 2000 che mi coinvolge pesantemente. Il suo punto di svolta radicale avviene poi nel 2005, quando il perduto confronto fra me ed il nostro sistema fiscale, normativo e interattivo fra persone coinvolte nella stessa attività ha decretato la fine delle mie attività professionistiche, artigianali e micro imprenditoriali inserite in ambiente montano (in essere dal 1981). Da lì in poi cambio netto e l'approdo ad attività standard nel ramo del commercio in qualità di rappresentante, ambito prettamente legato alla mobilità su auto e la frequentazione di cantieri prevalentemente su opere pubbliche di ingegneria civile

Un percorso personale e particolaristico, che se pur non considerabile in senso allargato come comune o identificabile con altrui percorsi o vite certamente  è ruotato intorno a valori e determinazioni di scelte che hanno coinvolto e sono state influenzate da molte persone. Quindi mi sento di dire che molte delle cose accadute sono assumibili come generalizzabili

Torniamo al progressismo ecologico. Ho avuto il privilegio per 24 anni di lavorare, conoscere e vivere con persone che si confrontavano con la natura quotidianamente  davvero. Per capirsi gente che non teorizza, vive nei/dei suoi boschi e sulle sue terre, le cura, fa i conti con il bello ed il cattivo tempo, fa i conti con i quattrini tanti o pochi che siano e quadra i bilanci lavorando. Difende la sua terra dalle sterpaglie, dai parassiti animali e umani, non rompe l'anima all'universo mondo con sit in e manifestazioni semplicemente perché se vive del suo lavoro non ne ha il tempo. Parlo ovviamente di montanari con famiglie, aspettative e vite normali, ovvero gente che vive lavora ama mangia come me, come la maggior parte di voi, come qualunque persona vediate mediamente in giro: non di eremiti alpestri o arrabbiati alternativi baraccati. Gente con l'aspirazione di farsi una vita tranquilla, magari una famiglia, magari una casa. Tutto qui: persone forti, caparbie, tenaci, pazienti, determinate e con valori stabili.

Ora questa gente doveva/deve confrontarsi e fare i conti quotidianamente con le scelte e le leggi promulgate  teoricamente a favore della natura ma purtroppo spesso portate avanti e supportate a titolo demagogico per accontentare la pletora di impiegati, operai, dirigenti, autisti, netturbini, insegnanti, medici, avvocati e l'universo lavorante e non, componente la nostra amena società, che cinque giorni su sette se ne sta comoda e al sicuro dietro le mura del fortilizio urbano, poi pindarizza gli altri due su cosa tu puoi e non puoi fare per vivere nella "sua" natura. Non era un caso che il mio incipit di allora in contesti pubblici dove si cantavano i peana di aiuti alla montagna dicessi "......... i montanari più che di essere aiutati si accontenterebbero di non essere troppo ostacolati ........"

Che titolo ha una persona che vive in modo del tutto avulso da un contesto naturale senza subirne danni o vantaggi, se non per le gocce d'acqua che possono sporcargli i vetri quando piove, di dirmi quando è o non è il caso di far legna? Quello che determina la qualità dell'ambiente e la determinerà in futuro è solo ed esclusivamente il nostro stile di vita. E con stile di vita intendo il personale stile di vita, proprio il tuo, non una pindarizzazione su quello che si dovrebbe potrebbe andrebbe fatto. NO NO, proprio quello che fai tu, ora adesso oggi qui, che se fai che so l'operaio allora usi propugni e utilizzi le fabbriche e tutto ciò che le fabbriche sono e portano. Non vuol dire che è giusto o sbagliato, vuol dire che è così e basta e se per un mondo migliore facessero sparire tutte le fabbriche oggi tu resteresti sfigato e senza soldi e senza lavoro (come peraltro, non per l'ambiente, sta già avvenendo) e tu lieto nella tua buona aria quando avrai perso le cose a cui tieni potresti non fartene nulla del bel prato su cui magari dormire

Come mai chi ci tiene così tanto a natura ed ecologia 80% fa lavori stra tutelati? Ci avete mai fatto caso? Ci sono note e pittoresche eccezioni ma appunto quello sono: eccezioni. Fini umanisti, moltissimi insegnanti, ho visto passare in montagna i soggiorni didattici di mezzo mondo: di tutti gli insegnanti passati ne salvo una manciata, gli altri erano figure a dir poco imbarazzanti: non è solo un modo di dire, ma quando qualcuno pensa che le stanze di un rifugio alpino siano piccole la risposta non è (o non è solo...) "perché il montanaro ladro vuol far stare più gente e guadagnare di più"  ma è  "perché in questo modo l'edificio che serve d'appoggio per vivere l'ambiente che sta intorno, e non il suo interno, è più piccolo ed impatta di meno, ed è più facile da scaldare"

Non è purtroppo solo un giro di chiacchiere, perché in questo modo quando gente miope si ritrova attorno ad un tavolo per stabilire norme e regole diventa ovvio e normale imporre standard che rendano più comodo e vivibile un interno, a prescindere dal fatto che impatti o no, o che la norma imponga lavori faraonici per adeguare strutture che in questo modo si snaturano totalmente. Per cui certo, i naturalisti della domenica, i talebani del no auto, gli opliti difensori dei fiori nelle cui case per certo troveremo insetticidi e sgrassatori (o quant'altro d'arsenale gli serva per salvarsi dall'attacco di quelle 4 formiche sfigate che han perso la strada del prato), o che in auto scaricano i figli a scuola in quadrupla fila quando potrebbero accostare 200 mt prima, o fare i 500mt che li separano dalla scuola magari a piedi (ovvove ovvove !!!!)  non li sopporto più. Al mondo sono meno utili dei cementificatori che dicono di avversare, che quantomeno qualche posto di lavoro lo procurano. Per fortuna il nuovo mestiere mi porta mediamente lontano da costoro.
Se utilizzi un cellulare o un  navigatore allora utilizzi anche tutto quello che sta dietro alle reti di comunicazione e satelliti, con tutto il corollario di materie prime estratte nel mondo per farle queste cose nonché i programmi spaziali ed i carburanti per mandare in cielo tutto quello che serve allo scopo. Questi sono fatti, e non dico siano giusti o sbagliati ma fatti sono
Soprattutto contesto a costoro una miopia di vedute, una ignoranza nei confronti dei sistemi che usano e in cui sguazzano non credo poi così inconsapevolmente, una capacità di credere nelle ricette e negli slogan che ha dell'incredibile.
Questa gente, che nella migliore delle ipotesi ha dei CV appena leggibili, esterna e propugna ricette che dovrebbero contrastare palinsesti creati dalle menti più determinate, qualificate e lavoratrici che questo sistema abbia prodotto (dedicate 5 minuti a leggervi questo http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=380 è illuminante) ed in più solo nei fine settimana. E' ridicolo. Lo sarebbe di meno se decidessero di provare a seguire davvero una strada diversa. Lo sconsiglio tuttavia: i più forti siete voi (anzi noi, dal 2005 in mezzo ci sto anch'io) ed al vostro posto mi terrei stretto (fin che c'è) il lavoro al calduccio. La libertà la fuori costa un prezzo salatissimo, e la attaccano da tutte le parti........... soprattutto dalla vostra

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