"A volte restano immagini nella mente che scorrono vivide e non si cancellano. Questa è una di quelle, e mi sembra di riviverla spesso pur nella sua banale semplicità. Chissà se arrivare a leggere fino in fondo sarà piacevole o una noia mortale..........."
Aria entra dalla portiera appena aperta. Porta odore di conifere e marcita di foglie.
Qualche scricchiolio arriva dal motore che si raffredda.
Le cime delle piante si muovono appena, la caligine sfuma i contorni del fondo valle, giù in basso. Le creste boscose si staccano dalla caligine, ancora scure prima dell'alba. Il sole non le tocca
Su tutto domina il leggero sibilo che ormai da anni vive nelle mie orecchie, omaggio di passati lavori a perforar pareti
Qui ci faccio caso, a volte anche a casa di notte mentre scrivo. In effetti abito una casa silenziosa.
Il torpore compagno della partenza, e cugino stretto della sonnolenza leggera che importuna la guida mattutina, vuole almeno venti passi prima di sparire. La postura solita si impone discretamente, il respiro si adegua, entro nella borgata.
Non c'è nessuno, le cinque grandi lastre che compongono la fontana gocciolano indifferenti, il filo d'acqua gelida che scende a metà strada si frantuma in palline tutte diverse. Tolgo malvolentieri i guanti per non bagnarli e riempio la bottiglia ex San Bernardo che mi accompagna ormai da mò.
La meraviglia tecnica che rappresenta una bottiglia da un litro e mezzo in pet può essere capita solo da chi si è battuto contro borracce dispettose, pesanti e comunque in grado di aprirsi sempre, infradiciando con scelta accurata solo quello che si danneggia di più o serve assolutamente asciutto.
La perversione del contesto consumistico riesce a trasformare questa meraviglia in una sozza crisalide sparsa sul mondo, ma non ne può offuscare la genialità: oggetto (quasi) indistruttibile, capienza ottimale, fantastica leggerezza, tenuta perfetta.
Sotto le piante che chiudono il cielo della mulattiera fa freddo. Le rocce sono umide ed a tratti scivolose, già da molto il ghiaccio dell'inverno è solo ricordo e si sale bene. Muretti ondulati serpeggiano a destra e sinistra. Si dipanano dietro alle spalle, e mentre formano un dedalo di passato di cui tutto sommato non mi importa colgo con la coda dell'occhio un guizzare piccolo e rossastro che salta di pianta in ramo, più o meno a ritmo con il mio salire. Mi fermo un attimo a guardare lo scoiattolo, sistemo appena il sacco sulle spalle e riparto
La scorciatoia si diparte a sinistra nel solito posto, solo appena più marcata del solito. Si vede che non è poi così segreta, alla fine la sanno quasi tutti e si sta trasformando in un sentiero vero. Superato il bosco di faggi i larici prendono il sopravvento, appena insidiati da maggiociondoli invasivi. Fra non molto il rifugio apparirà dopo la strettoia, dandomi la solita (anche se meno forte di anno in anno) stretta al cuore.
Prima di vederlo ne avverto l'odore. E' simile per tutti i rifugi vicino ai boschi, ma diversissimo nelle sfumature. Questo è acre, persino sgradevole a volte se la brezza ha la ventura di passare prima dai dispersori delle biologiche. Avviene di rado, in genere verso sera più che al mattino. Può essere l'unica nota stonata. Di solito comunque è forte di resina, di fumo di resina, e verso le 11 del mattino si colora degli odori di cucina. L'odore di carne a stufare, e pomodoro, e formaggio.
E poi lo vedo. Prima una macchia scura in alto sulla destra subito dopo il prato. Poi una immagine netta e geometrica, appena nascosta dagli alberi. L'immagina che ho visto centinaia e centinaia di volte, arrivando o girandomi appena partito. A volte sudatissimo traguardo, meta di zaini importanti, o arrivo di improvvisate gare contro amici o solo me stesso. A volte posto da cui scappare senza poterne più. Sempre speciale e mai banale. Ora sono lieto di lasciarmelo alle spalle, immagine di solo passaggio. Avrei creduto alla sfera di cristallo che mi avesse mostrato la scena anche solo vent'anni fa?
Albeggia adesso, ma il sole qui non arriva, non ancora. Tocca le parti alte della montagna però, ed il cielo si schiarisce in fretta. Così in fretta che penso lo toccherò prima ancora di arrivare a Pian Cavalle.
E' una buona giornata. Non potrebbe essere meglio. Pian Mustione è alle spalle, il sole l'ho quasi raggiunto e adesso sono in mezzo alle anemoni che punteggiano gli ultimi tornanti, prima del Lago Rosso. Una nebbiolina leggera comincia ad alzarsi dai prati che si scaldano. In riva al lago rosso disturbo un moscone, ronza via goffo e rimbambito, quasi lo prendo con un ceffone.... quasi. Forse il rimbambito non è lui
Soprattutto questo bosco e questa montagna con me, perché mi conosce fin troppo bene e si ricorda ancora i giorni e giorni a far legna, od a pulire con il decespugliatore. Si ricorda benissimo di me, rampollo genuino e lavoratore di una razza distruttiva che chiama sporco i roveti di more, i cespugli di lampone, le distese di ortiche, le macchie di rosa canina che quando vivevo qui ho trasformato in prato inglese, lavorando fra i larici tutta l'area che potevo vedere dal piazzale
Non a caso quando poteva mi restituiva il favore, con memoria vendicativa delle migliaia e migliaia di fili d'erba e steli rasati, con botte e attentati vari. E' giusto, era giusto. Ora non faccio più danno, cerco di sussurrarglielo mentre passo nella macchia di flessibili ontani che mi separa ancora da Pian Cavalle. Ora sto al mio posto di umano inurbato gli sussurro, e spero mi creda. E passo leggero sino ai prati liberi che si tuffano sotto Cassafrera
Il bosco non è amichevole, la montagna nemmeno
Soprattutto questo bosco e questa montagna con me, perché mi conosce fin troppo bene e si ricorda ancora i giorni e giorni a far legna, od a pulire con il decespugliatore. Si ricorda benissimo di me, rampollo genuino e lavoratore di una razza distruttiva che chiama sporco i roveti di more, i cespugli di lampone, le distese di ortiche, le macchie di rosa canina che quando vivevo qui ho trasformato in prato inglese, lavorando fra i larici tutta l'area che potevo vedere dal piazzale
Non a caso quando poteva mi restituiva il favore, con memoria vendicativa delle migliaia e migliaia di fili d'erba e steli rasati, con botte e attentati vari. E' giusto, era giusto. Ora non faccio più danno, cerco di sussurrarglielo mentre passo nella macchia di flessibili ontani che mi separa ancora da Pian Cavalle. Ora sto al mio posto di umano inurbato gli sussurro, e spero mi creda. E passo leggero sino ai prati liberi che si tuffano sotto Cassafrera
Il piacere di quest'aria, la gioia che da quest'aria ad ogni respiro enfatizza ogni fiato che tiri, e la sensazione è talmente ingorda di se stessa che dopo un po' vado in affanno. Mi son fatto prendere la mano ed ho accelerato troppo per cui rallento un po'. Appena il respiro torna regolare riprendo un passo allegro ma non troppo
Poi smetto di pensare, ed è solo più un tutt'uno con l'aria ed i contrasti della luce
Rientrerò, certo che rientrerò. Ma stasera
Ora è solo spazio per il silenzio
bello... anch'io ero li domenica , pensando e ricordando molto
RispondiElimina