lunedì 21 novembre 2011

VEKKI ??

Nel post scritto dopo la morte di Simoncelli parlavo di una forma di egoismo propria degli artisti. Una forma di egoismo obbligata, legata alla sopravvivenza interiore di individui che per fortuna/fardello nascono luminosi e grandissimi. Spesso o per meglio dire quasi sempre inconscia. Non voglio riprendere qui l'argomento per cui rimando al post in oggetto.
                Tuttavia cito quelle righe perché lì non parlavo di una forma di egoismo gretta e miserabile. Parlavo della ineluttabile ed incontrastabile necessità di votarsi ad uno scopo, assoluta ed in ogni caso rivolta alla grandezza del proprio SE.
In questo senso EGOISTA. Che tuttavia può essere propria anche, anzi molto spesso lo è, di persone generosissime negli affetti e nella vita di relazione. Piene di empatia, e voglia magari di condividere il frutto della propria grandezza.

Ma quando penso all'egoismo, termine o parola come mezzo per giungere al significato, allora in effetti l'immagine che mi viene alla mente è quella di un vecchio. Per meglio dire di un certo tipo di vecchio. Un vecchio che sfrondato da ambizioni, traguardi, magari purtroppo per sorte anche da una parte della sua intelligenza o discernimento, si ritira nel suo cerchio per la sola cosa gli sia rimasta: SOPRAVVIVERE.
    
         Dove svegliarsi nel nuovo mattino diventa l'unico scopo della sera, il più a lungo possibile. Parlando di morte o paventando di morte con chi gli vuole bene, o gli è in qualche modo vicino. Non perché sia conscio o consapevole del suo/nostro inevitabile traguardo ( "... gli uomini so' storie differente ma tengono una chiusa, uno finale..." come dice in una poesia Eduardo De Filippo) ma per creare in chi si occupa poco o tanto di loro quel senso di colpa, quella vaga ansia, che gli garantiscano quell'attenzione o quel contatto in più.

E così vivono e pensano a livello basale, un giorno dopo l'altro che si inanella su questa terra, fanciullescamente felici o no, nella condizione del mangiato io mangiato tutti. Menti sopite dalla ripetizione o dalla malattia, che sconcertano o non capacitano chi le conosceva prima, in sopravvivenza giornaliera intaccata solo da quei vizi comportamentali o alimentari che su questa china sempre purtroppo rimangono e magari crescono.

E cosi ci si imbatte nei vecchi biliosi e incattiviti, rancorosi, gonfi di risentimento e mal digerito cibo, e purtuttavia assolutamente e potentemente aggrappati ai loro singoli giorni: riempiti di gesti, frasi, monologhi ripetuti a martello. Sempre gli stessi. Sempre uguali. Ed a volte provo sgomento nel pensare che si sono ridotti così magari non con un accadimento importante o drammatico, ma con un piccolo e impercettibile declino quotidiano.
       
           Tralasciando o perdendo ogni giorno qualcosa che poco alla volta ha spento e sbiadito la loro essenza, o l'ha solo resa ogni giorno più cieca e bastante a se stessa. Io non so cosa si provi da vecchi, manca ancora un po' di strada. So che ho ancora vivo in me, con la nitidezza del presente, ogni singolo odore immagine sensazione emozione vissuto.

Tuttavia lo sgomento passa quando mi imbatto in grandiosi vecchi. Persone vissute, invecchiate e morte in piedi. Da vivi nel senso più ampio e pieno della parola. Una immagine fantastica, verrebbe quasi da dire per alcuni da film. Una persona bella e naturale. Vite dove ogni anno, ogni singolo giorno ha costruito e spinto il successivo.
                     
           Ogni singolo giorno vissuto degnamente, ed ogni singolo giorno degno di essere l'ultimo. Non so immaginare cosa avvenga, o si provi, quando l'ultimo giorno arriva anche se certamente lo saprò. So però esattamente cosa non voglio: rifare quand'anche 36500 volte lo stesso giorno senza capirlo mai, o peggio senza che mi passi per la mente di capirlo.

Senza avvitarmi nella spirale perversa del rivendicare l'anzianità come un merito. L'anzianità, esattamente come la fame o la sete o la necessità di andare in bagno, NON E' un merito: arriva e basta.
             
            E' determinata dal passare dei giorni e certamente dall'essere sopravvissuti al passare dei giorni, ma questo riesce benissimo anche a molti patetici VECCHI BAMBINI capricciosi, egoisti, egotisti ed egocentrici, magari pluriottuagenari.

                       Mah, chissà perché mi è venuto da scrivere un post così crepuscolare. Certo devo stare vigile. Di questi tempi sempre più spesso mi capita di tuffarmi a capo basso nel lavoro che, pur appassionandomi, sta assorbendo fette di tempo e di energia che spesso mi chiedo se e quanto dureranno.

Vedremo!!

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