E' la chiarezza della domanda l'atto primario della scelta, la domanda o meglio la consecutio delle cinque domande fondanti:
CHI ?
DOVE ?
COME ?
QUANDO ?
PERCHE' ?
Uscendo dalla semplicità minimalista ed inserendo gli avverbi in contesto esemplificativo potremmo riscrivere così:
CHI vuoi essere ?
DOVE vuoi esserlo ?
COME lo farai ?
QUANDO lo farai ?
PERCHE' lo vuoi fare ?
Una volta da ventiquattrenne, esattamente trentuno anni fa, avevo la risposta certa ad ognuna di queste domande. Risposta certa e cristallina come pozza di ghiacciaio, come cielo netto e blu.
VOLEVO essere un montanaro
DOVE avrei vissuto e lavorato sui monti
COME gestore di rifugio alpino e guida alpina, artigiano di montagna, boscaiolo e carpentiere
QUANDO la forza e la salute mi avessero assistito, e cioè immediatamente
PERCHE' l'unica cosa che conta
non è vivere per due giorni la settimana e turarsi il naso per gli altri cinque
ma vivere ogni attimo con pienezza ed intensità, come se fosse l'ultimo
Prima, fra i 20 ed i 23 anni il pensiero non era quello. PRIMA di iniziare l'avventura con i miei soci di allora eravamo stati attratti come falene dalla poco nobile favola metropolitana che i gestori di rifugio lavorassero la sola stagione estiva, per godersela in giro per il mondo nel resto dell'anno. Fu quella la ragione motrice prima, poi la cosa cambiò, almeno per me, in modo così radicale che ogni dubbio cadde. Rimasero solo le sopra enunciate certezze. Il LUOGO contribuì fortemente: pochissimo frequentato, totalmente da inventare, in una struttura piccola ad un'ora di marcia dal parcheggio più vicino, mulattiera sconnessa ed in disuso, valle tagliata come un colpo d'ascia in un bosco il cui unico aggettivo identificativo è MAGICO.
Le condizioni, nel posto che mi ero scelto per i ventiquattro anni in cui ho realizzato il mio palinsesto, sono lentamente cambiate. Le pressioni economiche, le pressioni fiscali, l'assalto normativo. Io non ho colto, non sono stato in grado di capire ed adeguarmi alle condizioni mutate, o meglio non c'era modo di adeguarsi senza snaturare tutto. E così HO snaturato tutto, pur di restare, inseguendo incassi che giustificassero la pressione fiscale, e lo sforzo economico di attrezzarmi per realizzare quegli incassi, e lo sforzo economico di nuovo e poi intellettuale per studiare gli adeguamenti normativi. Una spirale perversa dove alla fine contava solo più una cosa:
Le condizioni, nel posto che mi ero scelto per i ventiquattro anni in cui ho realizzato il mio palinsesto, sono lentamente cambiate. Le pressioni economiche, le pressioni fiscali, l'assalto normativo. Io non ho colto, non sono stato in grado di capire ed adeguarmi alle condizioni mutate, o meglio non c'era modo di adeguarsi senza snaturare tutto. E così HO snaturato tutto, pur di restare, inseguendo incassi che giustificassero la pressione fiscale, e lo sforzo economico di attrezzarmi per realizzare quegli incassi, e lo sforzo economico di nuovo e poi intellettuale per studiare gli adeguamenti normativi. Una spirale perversa dove alla fine contava solo più una cosa:
PORTARE A CASA SOLDI ABBASTANZA PER TUTTO
Dove il "TUTTO" cambiava al rialzo ogni sei mesi, o giù di li. Come ovunque, come in qualunque altro lavoro, anzi peggio perché più scomodo.
Come giocare a testa o croce, dove il fato sceglie sia testa che croce, e tu vinci solo se la moneta resta in piedi.
Ma soprattutto si era incrinata la risposta all'ultima domanda, quella più pesante, quella più importante:
PERCHE' ?
E' stato in quel contesto che non più la razionalità, ma la cocciuta affezione ad uno stile di vita anche se ormai solo di bandiera, e ad un luogo, mi hanno fatto restare a lottare per qualcosa che aveva perso significato. Quando i fatti e le situazioni che precipitavano, o meglio le SOLITE situazioni dure che si riproponevano senza più il supporto del mio fortissimo PERCHE', hanno chiesto il pedaggio ho chiuso la borsa. Ho cambiato vita, lavoro, luogo.
Restano le esperienze maturate, la curiosità e la capacità di mettersi in gioco e sgobbare, che in effetti non è poco ma non è sempre abbastanza. Quello che pesa, che pur non essendo un rimpianto pieno rode come un tarlo (leggero ma molesto), è che i massimi teorizzatori della vita alternativa, della vita nella natura e per la natura, quelli che scrivono e colorano gli orizzonti di chi ha la dabbenaggine di leggerli ma soprattutto di dargli peso diventando il substrato su cui giovani idealisti o meno giovani sognatori imbastiscono avventure, sono 99 casi su 100 persone con risorse e lavori stra-garantiti. In genere dipendenti statali, consulenti, saggisti e conferenzieri o insegnanti. Mani pulite e senza calli.
NESSUNO ti insegna che per mettere in piedi un lavoro, un QUALSIASI LAVORO, è necessario per prima cosa capire quali costi fissi avrà, poi quali prospettive di crescita e quali obbiettivi quantificabili nel tempo. Nessuno ti dice chiaro che l'immagine del contadino o dell'artigiano che si "accontenta" e vuole vivere di "sola sussistenza" quel tanto che basta "per campare" è FALSA, FARLOCCA, INESISTENTE e SUICIDA. Perché lavorare, soprattutto lavorare in proprio, COSTA SOLDI VERI. Se non li sai programmare, se ti butti a lavorare senza un piano definito, finalità ed obbiettivi a scansione nel tempo sei solo carne da cannone. Se nella migliore delle ipotesi sei forte, bravo, versatile e FORTUNATO ti salvi ancora le ossa, come è capitato a me, ma nulla di più.
Soprattutto nessuno ti dice che quando paghi sei sempre solo, e nessuno dei salvatori della patria sarà li con te portafoglio in mano, anche se in effetti questa è una ovvietà che uno dovrebbe immaginare.
Una verità assiomatica, che ho capito solo con il tempo, è che in ogni caso gli sfigati hanno sempre torto: prima di tutto perché sono sfigati, poi perché hanno inseguito valori farlocchi che hanno rosicchiato tempo, energia ma soprattutto possibilità. Possibilità di fare qualcosa da cui potremmo trarre vantaggio, o soddisfazione, che ci farebbe crescere e brillare, ma richiedendo il tempo che prima abbiamo sprecato la possibilità svanisce, come nebbia al mattino.
Restano le esperienze maturate, la curiosità e la capacità di mettersi in gioco e sgobbare, che in effetti non è poco ma non è sempre abbastanza. Quello che pesa, che pur non essendo un rimpianto pieno rode come un tarlo (leggero ma molesto), è che i massimi teorizzatori della vita alternativa, della vita nella natura e per la natura, quelli che scrivono e colorano gli orizzonti di chi ha la dabbenaggine di leggerli ma soprattutto di dargli peso diventando il substrato su cui giovani idealisti o meno giovani sognatori imbastiscono avventure, sono 99 casi su 100 persone con risorse e lavori stra-garantiti. In genere dipendenti statali, consulenti, saggisti e conferenzieri o insegnanti. Mani pulite e senza calli.
ORA so cosa dire a chi si parla addosso " Perché ho scritto questo libro? Perché il messaggio bla bla bla.... "
Hai scritto quel libro prima di tutto, e va a tuo onore, perché ne sei capace, POI per venderlo e farci dei SOLDI.
PUNTO! Nessuno pubblica un libro solo per la gloria, se a caso gli capita è perché non ha trovato nessuno che glielo paga e per lo meno cerca un po' di notorietà. Ma nessun pastore delle mie valli la sera scrive romanzi, o saggistica sull'ottimizzazione della mungitura caprina. La genia dei salvatori della patria e della storia sta VENDENDO montagne di carta, le ha sempre vendute ma ora più che mai.
NESSUNO ti insegna che per mettere in piedi un lavoro, un QUALSIASI LAVORO, è necessario per prima cosa capire quali costi fissi avrà, poi quali prospettive di crescita e quali obbiettivi quantificabili nel tempo. Nessuno ti dice chiaro che l'immagine del contadino o dell'artigiano che si "accontenta" e vuole vivere di "sola sussistenza" quel tanto che basta "per campare" è FALSA, FARLOCCA, INESISTENTE e SUICIDA. Perché lavorare, soprattutto lavorare in proprio, COSTA SOLDI VERI. Se non li sai programmare, se ti butti a lavorare senza un piano definito, finalità ed obbiettivi a scansione nel tempo sei solo carne da cannone. Se nella migliore delle ipotesi sei forte, bravo, versatile e FORTUNATO ti salvi ancora le ossa, come è capitato a me, ma nulla di più.
Soprattutto nessuno ti dice che quando paghi sei sempre solo, e nessuno dei salvatori della patria sarà li con te portafoglio in mano, anche se in effetti questa è una ovvietà che uno dovrebbe immaginare.
Concludo con una perla di saggezza della mia defunta nonna, unica in effetti che qualcosa al ventiquattrenne disse quando mi manifestò le sue perplessità sulle mie avventure societarie e montane ed io risposi che su tutto ero TRANQUILLO: la frase in vecchio piemontese fu "...ricor'te sempre che a TRANQUIL a l'han ciulaje la fumna!!"
bello! un piacere leggerti è come stare ancora in rifugio a chiacchierare :o) bye
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